La missione DART rappresenta il primo tentativo di verificare sperimentalmente la capacità di deviare la traiettoria di un asteroide in rotta di collisione con la Terra mediante un impatto controllato a massima velocità con una sonda spaziale progettata per schiantarsi contro il corpo celeste e provocarne lo spostamento.
Fondamentale per il successo della missione è il contributo fornito dal piccolo satellite denominato LiciaCube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), sonda tutta italiana e primo veicolo Europeo di classe CubeSat a viaggiare nello spazio profondo, lontano dall’ambiente protetto terrestre.
LiciaCube, infatti, dopo essersi staccato lo scorso 12 settembre dalla sonda madre DART, è transitato a poche decine di chilometri di distanza dall’asteroide colpito a una velocità di 6-7 km/s, affrontando la nuvola di frammenti per poterne acquisire immagini e riprendere, con le sue camere di bordo, il cratere formatosi, al meglio della risoluzione possibile, consentendo di raccogliere dati fondamentali per lo studio del piccolo corpo celeste e unico testimone della dinamica dell’urto con Dimorphos.
Al successo di questa avveniristica missione voluta dall’Agenzia Spaziale Italiana, hanno contribuito i ricercatori del gruppo di ricerca ASTRA della professoressa Michèle Lavagna, Giovanni Zanotti, Michele Ceresoli e Andrea Capannolo del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano, che si sono occupati nei mesi passati del delicatissimo compito di definire la traiettoria di rilascio di LICIACube e in queste settimane a valle del rilascio, di riprogettare le manovre di correzione della traiettoria in accordo con i dati che la piccola sonda continuamente ha mandato a Terra, collaborando costantemente con il personale dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’Università di Bologna, di Argotec e del Jet Propulsion Laboratory.
In questi giorni, dunque, i nostri ricercatori hanno monitorato la traiettoria del satellite italiano, gestendo le manovre da svolgere con il piccolo motore di bordo per consentirgli di evitare i detriti generati dall’impatto e di puntare, al contempo, gli strumenti di bordo in maniera ottimale, per acquisire il maggior numero di immagini possibile da inviare a Terra agli scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, coordinati dalla dottoressa Elisabetta Dotto, responsabile scientifico della missione.
“LICIA, precursore tecnologico e missione unica nel suo genere, apre la strada all’impiego di satelliti di piccola taglia per missioni spaziali altamente sfidanti; al contempo rappresenta un esempio di successo e di proficua collaborazione tra il mondo della ricerca e della piccola industria nazionale, coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana, confermando l’eccellenza delle competenze tecnico-scientifiche del nostro Paese e la professionalità dei nostri giovani ricercatori in un’arena internazionale di altissimo profilo”
Michèle Lavagna
